Decumani

Decumano Inferiore - Spaccanapoli

E' la zona compresa tra Piazza San Domenico Maggiore e la chiesa di Santa Chiara in piazza del Gesù Nuovo che in epoca Greca costituiva una zona extraurbana, ovvero al di fuori della cinta muraria della città. Solo in epoca Angioina fu fatta entrare all'interno delle mura della città, dunque la sua conformazione attuale risale al tardo XIV secolo. I capolavori di architettura, e non solo, presenti all'interno del "decumano inferiore"sono molteplici: la chiesa del Gesù Nuovo, il complesso conventuale di Santa Chiara, la chiesa di San Francesco delle monache, quella di Santa Maria, la chiesa di San Domenico Maggiore, non bisogna però dimenticare gli innumerevoli palazzi storici come ad esempio palazzo Filomaria,palazzo Venezia, palazzo Corigliano e tanti altri, passando ad ammirare capolavori di altro genere come la Cappella San Severo ed il relativo Cristo Velato (opera di Giuseppe Sanmartino) esposto al suo interno, Non si può di certo affermare che questa sia una zona povera di attrazioni turistiche di un certo livello artistico,e non solo...: Spaccanapoli e tutto ciò che è sorto intorno ad essa, è di sicuro una peculiarità non priva di attrattiva;caratteristici e caratterizzanti i famosi "vicoli e vicarielli" propri della città di Napoli, ricchi di "napoletanità. Negozi di pasta, negozi che vendono oggetti contro la "cattiva sorte", botteghe di artigiani e quanto altro fa di questa città quello che è.
Punto di partenza del decumano inferiore è Piazza del Gesù Nuovo, considerata punto di cerniera tra la Napoli greco-romana e gli ampliamenti successivi avuti in epoca tarda medioevale.

Ecco alcune delle meraviglie ammirabili in questo DECUMANO:

CAPPELLA SAN SEVERO

Fondata nel 1590 e ampliata nel 1608 per accogliere i sepolcri dei vari componenti della famiglia, la cappella fu totalmente ristrutturata nella seconda metà del secolo XVIII per volontà di Raimondo di Sangro Principe di San Severo. L'interno ad unica navata, presenta alcuni monumentali sepolcri nonchè mirabili scolture tra cui le figure allegoriche della "Pudicizia" del Corradini e il "Disinganno" del Queirolo. Nella volta, il grandioso affresco di F.M. Russo raffiguante la "Gloria del Paradiso". Sull'altare maggiore l'altorilievo con la "Deposizione" di F. Celebrano. Al centro della navata "il Cristo Velato", starordinario capolavoro della scultura del secolo XVIII, opera di G. Sanmartino.

PALAZZO SANGRO DI SAN SEVERO

Della prima metà del XVI secolo, con successivi ampliamenti. Il portale della metà del seicento fu progettato dal Picchiatti, i bassorilievi di stucco dell'androne di G. Sanmartino sono del settecento, epoca in cui vi abitò Raimondo di Sangro.

SANT'ANGELO A NILO

Si trova nella piazzetta Nilo, il nome deriva da quello dell'antico quartiere della città greco-romana, legata al culto del Dio Nilo.
Costruita per volere del cardinale Ri­naldo Brancaccio in onore di San Mi­chele nel 1385, fu rinnovata dal Gu­glielmelli nel XVIII secolo. Comune­mente la chiesa è chiamata Cappella Brancaccio perché era la cappella pri­vata di questa famiglia. L'interno ad una sola navata presenta nel cappello­ne dell'abside la tomba di Rinaldo Brancaccio, scolpita nel 1427-28 a Pi­sa da Donatello e Michelozzo ed in­viata poi a Napoli. Il monumento se­polcrale, pur ripetendo lo schema a "baldacchino" tipico delle tombe goti­che, riveste una fondamentale impor­tanza per l'arte napoletana del Rina­scimento; di fronte il seicentesco mo­numento dei cardinali Francesco e Stefano Brancaccio di Bartolomeo e Pietro Ghetti.
Sull'altare maggiore si nota la tavola di Marco Pino con San Michele Ar­cangelo del 1573. Dalla sacrestia si accede al Palazzo Brancaccio (secolo XV), dove nel 1690 fu aperta la pri­ma biblioteca pubblica napoletana.

SANTI FILIPPO E GIACOMO

Fondata dalla "Corporazione della Seta" alla fine del X secolo, con l'annesso conservatorio. Ristrutturata finemente nel 1758 con stucchi, marmi e decorazioni pittoriche.
Nell'ordine inferiore della faccia­ta sono collocate due grandi statue in stucco di Giuseppe Sanmartino del 1758 raffiguranti San Filippo e San Giacomo. L'interno ad unica navata con quattro cappelle laterali, è ricco di marmi policromi di gusto barocco. Il soffitto della navata fu affrescato da J. Cestaro nel 1759. Il pavimento in cotto e maiolica a disegno geometrico pre­senta al centro lo stemma della cor­porazione.
Sull'altare maggiore in preziosi mar­mi policromi, la tavola di Ippolito Borghese con la Vergine e Santi, ai la­ti le tele con il "Martiro di San Giaco­mo e San Filippo".

PALAZZO E CAPPELLA DEL MONTE DI PIETA'

Vennero edificati tra il 1597 ed il 1605 da G. B. Cavagna sull'area del preesistente palazzo di Girolamo Ca­rafa dei duchi d'Andria. Il Monte di Pietà, tipica istituzione controrifor­mata, fu fondata a scopo benefico per combattere l'usura, elargendo prestiti senza fini di lucro. La rinasci­mentale facciata della cappella è di­visa in tre zone da quattro lesene con capitelli ionici; ai lati dell'ingresso le statue in marmo della "Carità" e della "Sicurezza" di Pietro Bernini (1601), sulla parte superiore un timpano ret­tangolare racchiude "la Pietà" di M. Naccherino (1601). L'interno ad un'unica navata è affrescato nella volta, suddivisa da stucchi dorati, da B. Corenzio (1601-1603) con il ciclo dei "Misteri della Passione". Sull'altare destro un dipinto con "l'Assunzione" di I. Borghese (1603), su quello maggio­re "la deposizione" di F. Santafede (1601-1603) e sull'altare sinistro la "Resurrezione" di G. Imparato (1603), terminata dal Santafede (1607-1608).
Nell'antisacrestia vi è un monumen­to in marmo del Cardinale Ottavio Acquaviva di C. Fanzago (1617). La settecentesca sacrestia, ricca di deco­razioni dorate, conserva nel soffitto la tela con la "Carità" di G. Bonito (1742) e sulle pareti, affrescate con figure allegoriche, armadi intagliati in noce. Nella successiva "Sala delle Cantoniere" le quattro angoliere in legno della metà del secolo XVIII sono inserite perfettamente nell'illu­sionismo pittorico delle pareti affre­scate dove sono raffigurati Carlo di Borbone e sua moglie Maria Amalia di Sassonia. Sulla sinistra il gruppo in legno policromo con "la Pietà" del XVIII secolo. Il pavimento della Cappella in cotto e maiolica rappre­senta una notevole testimonianza dell'arte napoletana del Settecento.

SAN GIORGIO MAGGIORE

Originariamente dedicata a San Se­vero, essendovi state trasportate le spoglie del santo nel IX secolo, la chiesa assunse solo in un secondo momento la denominazione attuale, che indicava dapprima solo una cap­pella oggetto di particolare devozio­ne. Un incendio nel 1640 la distrusse completamente e la ricostruzione venne affidata a Cosimo Fanzago. Il progetto iniziale, che prevedeva la creazione di due chiese, non fu rea­lizzabile per le difficoltà intercorse a causa della rivoluzione e della peste, e nell'esecuzione finale venne inver­tito l'orientamento della chiesa. L'ar­chitetto Arcangelo Guglielmelli in­tervenne dopo il terremoto del 1694, L'apertura di via Duomo nel 1880 provocò l'abbattimento della campa­ta di destra, della facciata e del cam­panile. Di conseguenza, l'attuale di­posizione interna è alquanto anoma­la, con una pianta a navata unica e cappelle solo sul lato sinistro. Del­l'antica basilica paleocristiana, si con­servano i resti dell'absíde, che costí­tuíscono l'ingresso della nuova chie­sa, con colonne corinzie provenienti da edifici romani. All'interno, dipinti di Francesco Peresi (1713).






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